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Shirin Neshat - DO U DARE!

La sua nuova trilogia di film presentati in occasione della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale

In occasione della Biennale di Venezia 2026, Associazione Genesi e Banca Ifis, con Ifis art, hanno portato a Venezia l’ultimo lavoro della regista e artista visiva Shirin Neshat dal titolo Do U Dare!. Un progetto, che esplora i temi dello sradicamento, dell’isolamento, della protesta, dell’ossessione artistica e del sottile confine tra creazione e autodistruzione.

Video Still 14

Il progetto

La nuova trilogia di film di Shirin Neshat è un progetto curato da Ilaria Bernardi e Bartolomeo Pietromarchi e presentato da Gladstone Gallery e da Galleria Lia Rumma in collaborazione con Magonza editore.

Ispirata alla tragica storia di Nasim Aghdam, figura mediatica di origine iraniana la cui storia ha profondamente ispirato Neshat, il progetto Do U Dare! esplora l’intreccio di connessioni che hanno legato le artiste, ambientato in tre diversi contesti socioeconomici di New York, indagando il paradosso tra mondo interiore e mondo esteriore delle donne: tra realtà e illusione, tra società americana e prospettiva femminile iraniana.

La storia che ha ispirato Shirin Neshat

Il progetto ripercorre la storia di Nasim Aghdam, donna iraniana di fede bahá’í che, ancora bambina, fu costretta a fuggire negli Stati Uniti per sottrarsi alle persecuzioni del governo iraniano.

Cresciuta in un sobborgo della California, Aghdam visse una profonda condizione di isolamento e un senso di mancata appartenenza alla società americana, mentre allo stesso tempo perdeva progressivamente il legame con le proprie radici iraniane.

In risposta a questa frattura identitaria, costruì un proprio universo virtuale aprendo un canale YouTube, dove si esibiva in video altamente stilizzati, cantando e ballando. Attraverso queste performance esprimeva la propria volontà, la rabbia e un urgente bisogno di essere vista e riconosciuta. I suoi video, al tempo stesso provocatori e destabilizzanti, incarnavano e sovvertivano l’immagine universale della donna come oggetto di desiderio e di controllo, sfidando apertamente le aspettative del pubblico e deridendole.

I contenuti divennero virali, raggiungendo milioni di visualizzazioni, fino alla chiusura improvvisa del suo account da parte della piattaforma. Aghdam visse questo evento come una forma di censura autoritaria, che riecheggiava quella subita dalla sua famiglia in Iran. Nel 2018, all’età di 38 anni, entrò armata nella sede centrale di YouTube, ferì alcune persone e infine si tolse la vita.

La trilogia di film "Do U Dare!"

I tre video che compongono la trilogia di Shirin Neshat si sviluppano in un diverso contesto socioeconomico dell’area metropolitana di New York, componendo un ritratto frammentato del mondo interiore di Nasim Aghdam.

Lo sradicamento dell'esperienza migratoria

Il primo video, ambientato in un quartiere di immigrati a Brooklyn, segue Nasim mentre attraversa una comunità segnata da povertà, esclusione e silenziosa disperazione. Osservando vite intrappolate nell’indifferenza burocratica e nell’alienazione culturale, diventa testimone della crudeltà che si cela dietro il sogno americano. La sua quieta ribellione cresce progressivamente nel disperato bisogno di essere ascoltata, fino a trasformarsi in un atto radicale di protesta e vendetta.

La fama e la fantasia della visibilità

Il secondo video, girato nel cuore finanziario di Wall Street, colloca Nasim in mezzo a un distretto brulicante e frenetico, dove uomini e donne si muovono meccanicamente nella loro routine, emotivamente svuotati e disconnessi. Con il calare della notte, quella folla senza anima viene misteriosamente attratta da una voce musicale senza corpo. Seguendo il richiamo del suono, Nasim scopre di esserne la fonte, trasformata in una performer capace di catturare l’attenzione della folla e commuoverla fino alle lacrime. L’opera esplora l’ossessione di Nasim per la fama, il riconoscimento e l’approvazione pubblica.

Nasim nel suo studio

Il video finale si svolge nella casa di Nasim, in un sobborgo di New York, dove realizza in segreto i propri contenuti digitali, ispirati alle sue esperienze con il mondo e con i media. Interpreta ripetutamente personaggi diversi — cantando, ballando e passando da una persona all’altra. Attraverso queste performance ridicolizza l’immagine che l’America costruisce di sé come superpotenza globale, mettendo in luce le contraddizioni che la sostengono: l’ipocrisia politica, il razzismo sistemico e le persistenti strutture di ingiustizia che contraddicono la retorica nazionale di libertà e democrazia. Nei suoi video emerge la grottesca disparità tra la ricchezza estrema e la cultura della celebrità da un lato, e le persistenti realtà di povertà, violenza e distruzione globale dall’altro.

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