08/10/2021
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Nuove vie per una valutazione olistica del credito

La valutazione del credito è sempre stata un tema complesso sia per le banche che per i propri clienti: da una parte per anni si sono concessi finanziamenti sulla base di garanzie principalmente ipotecarie, dall’altra spesso l’impresa si è sentita sotto esame e impreparata alle richieste del proprio istituto. Sulla complessità della valutazione del credito è intervenuta anche l’EBA (l’Autorità Bancaria Europea) che, dimostrando i limiti di tale approccio, ha pubblicato nuove linee guida per indirizzare il processo di valutazione.

La valutazione del credito post pandemia

Oggi più che mai, a seguito dell’emergenza pandemica, le banche si sono trovate ad affrontare percorsi di valutazione che potremmo definire ‘olistici’: in un mercato sempre più interconnesso e globale la capacità di fare impresa è una sfida quotidiana che ogni azienda è chiamata ad affrontare. E più che mai gli istituti bancari sono chiamati a valutare molteplici aspetti prima di concedere un finanziamento:

  • Il posizionamento di mercato;
  • La più o meno alta concentrazione su clienti e fornitori e lo standing degli stessi;
  • La coerenza degli assetti produttivi;
  • La capacità e il posizionamento geografico delle reti commerciali;
  • La qualità del Management, frutto di know-how ed esperienza;
  • Il percorso di digitalizzazione.

Non ultima la capacità dell’impresa e dell’imprenditore di reagire rapidamente ai cambiamenti di mercato sempre più repentini.

Le banche sono dunque tenute a valutare la Governance di una impresa nella sua complessità: non solo le capacità imprenditoriali e la visione strategica di chi la governa, ma anche, e soprattutto, il grado di reattività ai cambiamenti di mercato, ai repentini cambi nelle filiere produttive e distributive, nonché la sostenibilità delle scelte effettuate in un arco temporale pluriennale valutando le capacità di rimborso di un’azienda anche in potenziali condizioni avverse attraverso analisi di scenario (sensitivity analysis).

La Banca come partner

Non è un caso se le linee guida per il credit assessment si siano spostate da una valutazione statica di garanzie ad una valutazione dinamica che parte quasi sempre da un Business Plan, la prima carta vincente di ogni azienda che si presenta ad un istituto di credito, per poi concentrarsi sulla capacità dell’impresa di produrre flussi di cassa positivi in grado di remunerare tutti gli stakeholders tra i quali le banche ed i finanziamenti erogati dalle stesse.

Agli istituti bancari si impone oggi più che mai la necessità di ‘capire l’impresa’: un organismo complesso che agisce nell’ambito di un mercato sempre più globale, che deve far fronte a molteplici sfide come quelle legate all’accelerazione della digitalizzazione imposta dalla pandemia o alle linee guida stilate a livello europeo in ottica di sostenibilità: l’impresa oggi più che mai è chiamata ad incidere nella società con le proprie azioni.

Il ruolo di una banca in questo processo non può e non deve essere il governo dell’impresa (anche se vengono richiesti pegni su quote o azioni), ma rappresentare un “compagno di viaggio” attento (e talvolta paziente) in grado di comprendere il percorso evolutivo dell’impresa. In tal modo potrà poi individuare il miglior supporto finanziario, offrendo il prodotto ottimale anche in termini di timing di intervento (di breve o a medio-lungo termine anche con significativi tempi di pre-ammortamento, se necessario) con un approccio specialistico e tailor-made per adeguare al meglio i finanziamenti alle necessità dell’impresa in base anche al settore di appartenenza.

Da questo punto di vista, la trasparenza e la capacità di comunicare da parte dell’impresa e dell’imprenditore diventano aspetti fondamentali per consentire agli analisti di credito di comprendere e scegliere consapevolmente l’assunzione di rischio. Ciò vale soprattutto se i finanziamenti richiesti dalle imprese mirano a cambi produttivi, apertura di nuovi segmenti di mercato, delocalizzazione, variazione del business-mix, scelte spesso coraggiose di chi ha una visione strategica (ha immaginato ‘un futuro’), ma che devono rimanere coerenti con il know-how distintivo dell’azienda, la sua storia e il riconoscimento da parte del mercato.

La scelta di finanziare un’azienda nel medio lungo termine si basa, in ultima istanza, sulla fiducia riposta in chi governa l’impresa di perseguire con determinazione e resilienza uno sviluppo sostenibile, anche a fronte di nuove sfide produttive e commerciali o cambi organizzativi importanti.

La richiesta che in estrema sintesi l’analista pone ogni qualvolta si rapporta con una realtà imprenditoriale dunque è: “mostrami il viaggio e la tua capacità di comando (anche quando il vento soffierà contrario).” Per affrontare la navigazione in mare aperto, infatti, è necessario un esperto e capace capitano.

di
Tiziana Campanella, Responsabile Valutazione Operazioni

Agli inizi della mia carriera ho lavorato per circa 10 anni nella divisione Financial Institutions di KPMG, specializzandomi in operazioni M&A sia in Italia che cross-border.  Sono stata Responsabile Business Development Immobiliare e Società Diversificate di UnipolSai Assicurazioni S.p.A. e Responsabile Operations, M&A e Real Estate in UnipolRec. Ho ricoperto il ruolo di Head of Credit Machine – SME Division in illimity con la responsabilità dell’analisi creditizia per dossier di finanziamento per tutte le linee di business della Divisione Small&Medium Enterprises. Dalla primavera 2021 dirigo l’ufficio che si occupa della valutazione creditizia in Banca Ifis.

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