Acetaia Giusti

L’aceto balsamico più antico del mondo.

Che cos’è l’aceto balsamico di Modena? No, non è un semplice aceto ma una storia di famiglia. Un po’ come quella dei Giusti, che dopo 17 generazioni cambiano rotta e diventano una realtà imprenditoriale in grado di accogliere il cambiamento, ma, al tempo stesso, anche la tradizione.

L’Acetaia Giusti non poteva che nascere a Modena

Quanto crede abbia contato il contesto nella nascita della sua azienda? Modena è parte di una zona dell’Italia che io trovo molto particolare, l’Emilia, che unisce il Nord con il resto d’Italia. Un pezzo di Bel Paese dove le persone sono abituate a lavorare duro, ma con la passione ed il sorriso, comunque alla ricerca di un bel modo di vivere, nel lavoro e nella relazione. Questo ha portato alla nascita di tante realtà imprenditoriali nei settori più vari, segno di concretezza e fantasia al tempo stesso.
Il polo biomedicale nel nord del Modenese, il successo internazionale un tempo della maglieria e da sempre della ceramica, le incredibili storie di meccanica e automazione che hanno portato alla nascita del più luccicante polo di automobili di lusso e da corsa del mondo, e naturalmente l’alimentare. Perfetta sintesi per gente abituata a lavorare tanto e mangiar bene. E quindi non solo nobili formaggi e eccellenti salumi, ma anche e soprattutto l’Aceto Balsamico, prodotto re della tradizione modenese, una tradizione che unisce e abbraccia generazioni di famiglie. Un concentrato di passione, storia e persone che racconta il percorso di tante generazioni che hanno costruito con lentezza e quella di una – l’ultima – che l’ha innovato, partendo dalla sua unicità. Siamo orgogliosamente modenesi, terra di gente forte, fantasiosa, imprenditoriale, resiliente. L’Acetaia Giusti è una realtà che non poteva nascere altro che a Modena.

Come è nata la sua azienda?

Le prime testimonianze affondano fin nel 1605, quando Giuseppe e Francesco Maria Giusti vengono iscritti al registro dei “Salsicciai Lardaroli” del Duca D’Este, ansioso di censire per la prima volta le attività commerciali presenti a Modena, la nuova capitale del suo Ducato, che aveva appena “perso” Ferrara. Da allora, tante generazioni (stimiamo 15) si susseguono alla guida di quella che per 400 anni rimane una eccellente e luccicante “Salumeria”, che vendeva prodotti di altissima qualità, tra cui il fiore all’occhiello, l’Aceto Balsamico di Modena, prodotto nei solai dello stesso edificio, dove viveva la famiglia stessa. Nei secoli si alternano momenti di stasi a momenti di grande spinta, come gli anni di fine Ottocento quando Pietro e Giuseppe Giusti portano il loro Aceto Balsamico a 9 Esposizioni Italiane e 5 Internazionali: Vienna 1873, la famosa Expo di Parigi 1889, Anversa, Bruxelles e ancora Parigi 1900. Il pubblico e le giurie di queste Expo ne decretano qualità e apprezzamento con diplomi e medaglie che ancora oggi esponiamo orgogliosamente nel nostro museo. Fino al “Brevetto della Real Casa Savoia” come fornitore unico del Re d’Italia nel 1929. Durante tutto questo, botti e botticelle secolari continuano a riposare nel solaio, dove maturano e invecchiano aceti balsamici di qualità sopraffina. A inizio Novecento, in piena Belle Epoque, viene poi disegnata per la prima volta una bottiglia “commerciale”, che con una etichetta in stile liberty definirà l’identità che ancor oggi ci rappresenta. Il tutto rimane una salumeria con un prodotto di eccezione, che già varca qualche porta internazionale, fino a quando nel 1989 mio padre decide di aiutare lo “zio Giuseppe”, senza figli che potessero portare avanti il negozio, a trasformare l’aceto balsamico in una prima, piccola azienda. Nel 2005, dopo 8 anni di consulenza in Accenture, su proposta di mio padre che asserisce di “voler passare la mano a un giovane per rilanciare l’azienda”, scelgo di entrare e tentare la sfida di partire da una piccola realtà per creare un modello di successo.

Quali sono gli obiettivi della sua azienda?

L’Acetaia Giusti deve essere un modello di bellezza per il prodotto che produce e vende, per l’azienda che è, per i processi aziendali, per le persone che vi lavorano e per le relazioni interne. Crediamo profondamente in una azienda dove si debba vivere bene, che non si ponga limiti, che guardi sempre agli esempi più alti e che migliori in modo continuo. Dal 2005 ad oggi siamo passati da 6 a 50 dipendenti, con età media sotto i 30 anni, oggi spesso selezionati durante testimonianze aziendali tenute in corsi di Università dedicati al food, marketing o branding. I valori base sono, fatta salva la forte identità di brand, un continuo rimettersi in discussione, rivedere le proprie idee, cambiare, migliorare e crescere. Economia green certo, con riduzione massima di utilizzo di materiali plastici o inquinanti, ma anche social, con forte interesse al welfare, le maternità vissute come gioia di poterle sostenere e mai come problematiche, le nuove assunzioni di giovani vissute come un successo.
Questo ci ha portato ad aprire un Museo interno che accoglie più di 25.000 visitatori l’anno, ad esportare in 60 paesi, ad aprire filiali in Germania, USA, SudCorea e Hong Kong, a raccontare ai 4 angoli del globo una storia di grande bellezza imprenditoriale.

Cosa rende unico l’aceto balsamico Giusti?

La passione, dedizione e amore per la “perfezione” estetica e di contenuto che ci caratterizza, quasi una “incontentabilità”, che ci spinge a creare prodotti sempre al loro meglio. Con la fortuna di poter disporre di una collezione di botti unica al mondo, più di 600 botti risalenti a 1700-1800, nelle quali l’aceto balsamico acquista profumi e sapori prelibatissimi. A rendere unica la produzione di Aceto Giusti è la sua lunga storia fatta di una grande – meravigliosa – contraddizione: 17 generazioni che hanno dato vita a un’azienda nuova, fatta e interpretata da giovani brillanti; questa storia si estrinseca poi nella qualità ma certamente anche nell’estetica del prodotto, le sue etichette e confezioni, che prendono spunto sempre da quei primi disegni Art Decò fatti a inizio Novecento. Un gruppo di colleghi che si supporta e vive nel continuo cambiamento, che lascia aperta la porta dell’innovazione ma che non disdegna mai la convivialità. Non è forse questo il segreto della bellezza?